Claudia Ruggeri

Antonio Prudenzano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Claudia Ruggeri, o della poesia della meraviglia e della maledizione

 

Si è lanciata nel vuoto del balcone della sua casa di Lecce a fine ottobre 1996. Aveva solo 29 anni. Claudia Ruggeri era considerata una delle voci più rivoluzionarie della 'nuova' poesia italiana. Inevitabilmente è stata mitizzata da un folto gruppo di seguaci che l’ha trasformata in un culto di nicchia, ma è per il valore letterario delle sue liriche che va ricordata

di Antonio Prudenzano

Sabato 22.08.2009 13:40


 

La sua è stata un’esistenza, troppo breve, donata alla poesia. Scrivere, infatti, per Claudia Ruggeri era una questione di sopravvivenza, un donarsi senza freni alla vita. Una forma di resistenza, un piacere fisico. “T’avrei lavato i piedi/  oppure mi sarei fatta altissima / come i soffitti scavalcati di cieli / come voce in voce si sconquassa / tornando folle ed organando a schiere / come si leva assalto e candore demente / alla colonna che porta la corolla e la maledizione / di Gabriele, che porta un canto ed un profilo / che cade, se scattano vele in mille luoghi/ - sentite ruvide come cadono -;”.

Sono i primi versi di “Lamento della sposa barocca, octapus” (tratti dalla raccolta “Inferno minore” curata da Mario Desiati ed edita nel 2007 da peQuod), e rappresentano una delle tante vette della poesia di Claudia Ruggeri (www.claudiaruggeri.it, che in un sabato pomeriggio di fine ottobre 1996 si lanciò nel vuoto dal balcone della sua casa di Lecce. Era nata il 27 agosto di 29 anni prima a Napoli, da madre campana e padre salentino, e subito si era trasferita con la famiglia a Lecce, dove visse fino all’ultimo e dove fu tra i protagonisti di una delle più interessanti stagioni della poesia meridionale del ‘900.

 Che la Ruggeri sia morta suicida giovanissima, e che negli anni la sua figura sia stata tanto dimenticata da certa critica e certa accademia quanto ineluttabilmente mitizzata da un folto gruppo di seguaci che l’ha trasformata in un culto di nicchia, conta molto poco. Se a quasi 13 anni dalla morte è doveroso ricordarla, è soprattutto per il valore letterario dei suoi versi. Quando era in vita, Claudia Ruggeri era giustamente considerata una delle voci più promettenti della poesia italiana contemporanea. Una scrittura onirica, colta, teatrale, genuina, spiazzante, la sua, capace sempre di volare altissimo, giocare con i suoni (non a caso la stessa autrice era un’intensa lettrice delle sue opere), rendersi protagonista di rischiose deformazioni lessicali e di continui citazionismi, restare sospesa tra classico e postmoderno trovando un equilibrio irripetibile.

Se il rigido Franco Fortini, con cui la nostra tenne una corrispondenza e a cui lei dedicò il suo poemetto, la invitò a “fare piazza pulita” dei suoi tanti modelli (tra questi Campana, Dante, Saba e D’Annunzio), e a maturare stilisticamente andando oltre una presunta poesia “ingioiellata”, Mario Desiati, a cui va il merito di averla riscoperta, respinge l’analisi fortiniana: per lo scrittore pugliese, nel caso della Ruggeri si deve parlare di “barocco non decadente”, o meglio di “neo barocco dissacrante” e, soprattutto, di “poetessa della meraviglia”, forse la definizione perfetta.

Inevitabile cercare nelle poesie di Claudia Ruggeri l’annuncio della sua stessa tragica fine. Uno dei suoi testi più celebri, in effetti, parla di un “folle volo”. Ma non è più tempo di artisti maledetti da eternare! La Ruggeri, d’altronde, metteva sì il suo cuore a nudo, ma senza pretendere nulla: “Lascio pareti chiare / per le tue questioni / di preghiera. Mi tolgo / dal dettaglio di questi / ultimi versi; gira / e rigira tutto il barbaglio, / tutta la verità sta qua”. E anche tutta la poesia.

 

 

Mario Desiati ad Affaritaliani.it: "Claudia Ruggeri? Una voce poetica unica"

Lo scrittore, poeta & editor ricorda la poetessa morta suicida giovanissima che ha contribuito a non far dimenticare. L'INTERVISTA A DESIATI

di Antonio Prudenzano

Venerdí 21.08.2009 11:07

Otto anni dopo la morte diClaudia Ruggeri, lo scrittore, poeta ed attuale editor di Fandango Mario Desiati, allora caporedattore di “Nuovi Argomenti”, ha dedicato un’ampia sezione del numero di ottobre-dicembre 2004 della prestigiosa rivista mondadoriana alla poetessa leccese. Lo stesso Desiati, due anni dopo, ha anche curato la pubblicazione della raccolta poetica (quasi) definitiva della Ruggeri, “Inferno minore”, edita dapeQuod. Quindi è anche grazie al suo interesse che la 'poetessa della meraviglia', come lo stesso Desiati l'ha definita, non è stata dimenticata. 

Desiati, com’è nata la sua passione letteraria per Claudia Ruggeri?
"Me ne ha parlato per la prima volta lo scrittore Michelangelo Zizzi che la conosceva bene. Mi fece leggere alcune sue poesie, e me ne innamorai immediatamente. Ero stupito dal fatto che non fosse mai stato pubblicato un suo libro, ed è per questo che mi sono impegnato personalmente appena ne ho avuto la possibilità".

Lei ha scritto che “la poesia e la letteratura fanno male al corpo e all’anima”. Senza la poesia, “la ragazza dal cappello rosso”, come lei l’ha dolcemente chiamata, sarebbe ancora viva? 
"E' molto difficile rispondere a una domanda del genere. Sono convinto che la letteratura non possa essere in nessun caso una terapia. Semmai può far ammalare. Tornando a Claudia Ruggeri, però, l'unica certezza è che, se non fosse stato per la poesia, non l'avremmo mai conosciuta".

Inevitabilmente il suicidio ha innescato un 'processo di divinizzazione'…
"Claudia non è l'unica poetessa suicida in Italia negli ultimi 20 anni. Certamente la sua morte ha creato determinate suggestioni, com'è normale in questi casi. Ma credo che il valore letterario prevalga sul 'fascino' della sua fine tragica. Va anche sottolineato che negli ultimi due-tre anni di vita lei ha scritto pochissimo, e solo testi magmatici e frammentati. In pratica, la Ruggeri ha prodotto i versi più coerenti e significativi della sua produzione a poco più di 20 anni. Davvero incredibile...".

Che rapporto aveva la poetessa con la propria terra, il Salento?
"Di amore-odio, come quasi sempre capita. Se nelle poesie giovanili dava molto spazio all'elemento geografico e al suo rapporto con Lecce, poi non è più stato così, e la Ruggeri si è concentrata su altri elementi, soprattutto stilistici".

Quali sono gli elementi più significativi e moderni della sua poesia?
"La Ruggeri è stata l'unica poetessa della sua generazione a intraprendere un'operazione stilistica davvero radicale. In possesso di basi culturali umanistiche molto forti, ha guardato indietro per inventare un nuovo linguaggio, sperimentale e classico allo stesso tempo. La sua poesia 'contaminata' deve molto a quella del '200, ad esempio. E mi riferisco alla letteratura al tempo di Federico II di Svevia in particolare; quest'ultimo è un ulteriore e originale punto di contatto con la storia della sua terra".

 

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