Claudia Ruggeri

Alessandro Canzian

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Commento al testo di Mimmo Grasso “Lamento della Sposa Barocca” inserito in “ Le isole si accendono"

2 luglio 2007

Dunque, il concetto di Chiesa in questo testo mi colpisce (parlo ovviamente per quanto riguarda la mia interpretazione e nei limiti del mio lavoro, esistono a tutt'oggi diverse letture come ho già indicato, ad esempio quella anticattolica del Zizzi) in quanto pochissimi giorni fa sentivo la Mazzone (ripeto, dottoressa che ha seguito per un anno la psiche indebolita e disturbata di Claudia ad Alessano, e il difficile rapporto con la madre) raccontare che ogni tanto andavano nella Chiesa di Alessano, che si trova proprio davanti al bar dove sedevano a parlare (anche se "parlare" è forse un termine riduttivo dell'architettura teatralistica che Claudia impiantava anche discorrendo, questo concetto si fa palese per chiunque abbia ascoltato la voce di Claudia dalle registrazioni ancora esistenti). In questa Chiesa Claudia andava ogni tanto dicendo "oggi ci entro pura" ogni tanto dicendo "oggi ci entro blasfema" e chiedendo alla Mazzone, quando si sentiva "blasfema", se era il caso che entrasse.
Ecco, alla luce di questo aneddoto il concetto di Chiesa presentato acquisisce un senso molto interessante non tanto nel dato interpretativo che si porge all'attenzione, quanto nell'aver trovato forse una genesi "visiva", "concreta", l'input insomma, da cui deriva il testo.
Il mio lavoro non è stato sui singoli testi ma sull'impianto completo, su "Inferno minore" come opera UNA e come viaggio che evolve.
Pertanto leggo questo testo come un punto di passaggio nel "percorso" "Infernominore" e interpreto i vari dati alla luce di questo "percorso".
Premesso questo credo sia ovvio che non posso rispondere alla domanda posta (non ha alcun senso all'interno del mio lavoro) su che cosa ha fatto Claudia in quella Chiesa in quanto per me (e ripeto, nella mia opinabilissima interpretazione poi sfociata nel saggio "Oppure mi sarei fatta altissima", ma di cui l'autore del post iniziale è già a conoscenza) Claudia non è mai entrata in quella Chiesa.
Questo testo a mio avviso rappresenta il momento più alto e doloroso del fallimento di Claudia e di tutto l'"Inferno minore".
Claudia cercava di ripercorrere la strada dantesca per giungere alla vita (il Dio di Dante) ma partendo da una premessa di corruzione (la realtà di Claudia intrisa di fatalismo) e innocenza (il desiderio di raggiungere con la poesia ciò che la realtà le toglieva), che leggiamo dal "bianco" di Melville.
A me l'interpretazione del "bianco" pare più corretta così, sopratutto se la poniano sullo stesso piano del simbolo del "falco", il quale è sia "l'avverso" (dai testi di Claudia), sia il portatore di oscuri presagi (dal Moby Dick di Melville) sia il "falco alto levato"montaliano (Montale compare in un'epigrafe della terza parte).
E allo stesso tempo il "falco" è una reminiscenza di Claudia.
Con il "bianco" succede la stessa cosa.
Il bianco è un tendere a qualcosa pur sapendo (il fatalismo) che tale obiettivo è irraggiungibile.
Per quanto riguarda il concetto proposto nel verso "oppure mi sarei fatta altissima" posto nell'interpretazione come un "oppure mi sarei fatta piccolissima" mi trovo, oggi più di ieri (ci ho riflettuto un poco) in disaccordo.
Il verso dice:
"T'avrei lavato i piedi
oppure mi sarei fatta altissima"
Qui l'interpretazione data vuole una sorta di continuità tra i due versi, di affinità sostanziale che a mio avviso ignora quel fortissimo (e centralissimo) "oppure".
Come ho detto all'inizio Claudia entra in Chiesa talvolta dicendo "oggi sono pura" talvolta dicendo "oggi sono blasfema".
L'antitesi, i punti all'opposto, l'esagerazione che si fa teatro è uno dei punti cardine della psiche di Claudia.
Quell'"oppure" segna tutta l'immensa distanza di ciò che Claudia ha dentro e che convive in lei.
Segna un'innalzamento al cielo smisurato ("mi sarei fatta altissima") e al contempo una riduzione al nulla che si genera in un amore sia umano sia religioso ("t'avrei lavato i piedi", che poi nella terza parte diventerà l'"amaro carnevale").
Questo amore umano e religioso in questo particolare testo (nella terza parte di "Inferno minore", quindi verso la conclusione) trova conferme nell'opera successiva, "Pagine del travaso", che riprenderà il concetto di amore umano e religioso portandolo schizofrenicamente all'eccesso, basti contare tutte le citazioni che abbiamo dal "Cantico dei Cantici" biblico).
L'immagine che sta attorno al 33 è un riferimento al Paradiso dantesco che credo stia a significare la fortissima tensione al raggiungimento della "vita" di Claudia (il Dio per Dante) che è la sostanza di tutto l'"Inferno minore".
Ma non riesce, non va oltre il desiderio, la possessione è impossibile.
L'octapus finale a mio avviso va letto tenendo conto di tutto questo.
L'octapus è l'essere grottesco, carnevalesco, goffo, che tanto si distanzia dal "falco" che invece tenta il volo nonostante il logoro.
L'octapus è Claudia stessa nella definitiva coscienza di non potersi "fare altissima" nè "lavare i piedi" (l'amore negato, umano e religioso, di quest'ultimo si veda la ripetizione del "pezzo" su Ninive).
La negazione continua conferma il significato del bianco di Melville, dell'oscuro fantasma che diventa "amaro Carnevale" a cui "tutto è minore".
Alessandro Canzian
http://xoomer.virgilio.it/alessandrocanzian

 

Indietro