Claudia Ruggeri

Dediche/Testimonianze

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Sergio Rotino (Critico letterario - Editor)
"Ho conosciuto Claudia fra il 1985 ed il 1986 ad una Festa dell'Unità e fui subito impressionato dal suo modo di leggere, era un'ottima lettrice e le sue stesse poesie non rendevano sulla carta quanto come venivano lette da lei stessa. Come cultura e scrittura non era catalogabile, aveva un suo modo di rielaborare, una forza enorme, ma fuori dagli schemi. Non aveva modelli precisi, leggeva di tutto, anche se le piaceva molto Fortini, a cui però non credo somigliasse."

 

Michelangelo Zizzi (saggista, poeta)
"E' l'autrice più interessante che abbia conosciuto in rapporto all'età ed alla produzione. Interessante anche perché indipendentemente dalla doti poetiche, era un'eccezionale lettrice capace di performance fuori dal comune. Era dotata di grande cultura, la sua lingua poetica rifletteva l'impasto provenzale con quello italiano dando risultati imprevedibili. Aveva una carica espressiva enorme, quasi un dono della divinazione e del magismo che si trasferiva nel mito. Il mito era vissuto da lei come ricordo, come forza irrompente della vita, come epifania del sacro, ed ecco chiavi di volta nelle sue liriche figure come il Mago, il Matto ecc. Credo che una riscoperta sia necessaria per diversi aspetti, in primis, la difficile reperibilità in Italia di una simile scrittura, talmente complessa ed originale che corre il rischio della marginalizzazione."

   

Antonio Errico (scrittore, poeta)
"Era una delle voci più autentiche e più giovani. Era un'epoca d'oro quella in cui visse la poesia della Ruggeri, c'era Verri, padre spirituale, anche se solo di una decina d'anni più grande (Verri poeta leccese morto in incidente stradale a 44 anni). Era una bella ragazza, aveva un bel modo di esprimersi fino a quel tragico ottobre di cinque anni fa, quando a 29 anni decise di andarsene. La sua scrittura era autentica ed andava migliorando, sfiorava le sfere dell'intelletto e della sensazione, una scrittura del sangue e dell'inchiostro. Era molto colta, i suoi studi sul Duecento e su tutta quella tradizione letteraria italiana ritornavano nelle sue liriche creando un pastiche linguistico e letterario unico anche se poi cedeva spesso in modalità d'avanguardia. Fortini riconobbe lo spessore anche se parlo di "collane e gioielli". Il suo repertorio lessicale faceva pensare ad un sovraccarico di anelli e gioielli. Su questo non sono d'accordo, Claudia citava tanto, e credo che la citazione sia un atto d'amore verso la letteratura che si ama, un vorticare di echi e quindi non un sovraccarico di gioielli, ma un'icona della devozione.


  
 

 

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