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Ed ancora; Claudia
18.06.2007
Ed
ancora, Claudia. Dopo dieci anni di letture
occasionali, furtive, quasi clandestine tra un giornale
universitario (L'incantiere), una pregevolissima rivista (Nuovi
Argomenti), e la rete, ecco che i versi di
Claudia
Ruggeri paiono ridestarsi a nuova e ben meritata gloria.
Una gloria che si prospetta fin da subito imperitura nell'improvvisa
coscienza che la poesia non è morta. Che le molte voci che spesso
obbligano il povero lettore a chiamarle "poesia" non sono un'isola
in cui ci siamo sperduti senza possibilità di salvezza. È vero,
questa autrice si è spenta ormai da tempo. Ma la sua poesia è rinata
come è in fondo rinata lei (è ciò che suole dire sua madre, Maria
Teresa Del Zingaro, riemersa dalla giusta necessità del tempo).
Dalla pubblicazione a inizio anno di Inferno minore, opera
omnia della poetessa salentina per i tipi dell'editrice peQuod, si
sono succedute ben quattro presentazioni. Due a Lecce dell'Inferno
(promossa dal comune di Lecce) e del saggio conseguente Oppure
mi sarei fatta altissima edito dall'Ass. culturale Terra
d'ulivi (promossa dal comune di Lecce e da Terra d'Ulivi), ambedue
con partecipazioni d'eccezione: il Presidente della Provincia di
Lecce, Michelangelo Zizzi, Mario Desiati, Mauro Marino. Una
all'interno del ciclo "Donne che dovresti conoscere" ad Alessano (in
provincia di Lecce promossa da Terra d'Ulivi e dall'associazione
Indertat). Fuori dalla terra salentina una presentazione è stata
fatta a Napoli (terra natale di Claudia) presso la
libreria Evaluna (anche questa promossa da Terra d'Ulivi nella
persona del suo presidente, Elio Scarciglia, in primissima linea
nella promozione della poetessa, e con il contributo di Stefano
Perrucci). La quale al solstizio d'estate ha anche organizzato una
lettura dei versi in contemporanea con molte librerie in tutta
Italia.
Un piccolo grande miracolo poetico questo che ha caratteristiche ben
precise. E per chi lo sta seguendo anche affascinanti (ammalianti,
avrebbe probabilmente detto Claudia). Ogni presentazione è infatti
accompagnata da una lettura dei testi sull'onda di ciò che rimane di
alcune registrazioni dai reading della poetessa a Lecce. Di fatto un
ripercorrerne la recitazione, la drammaticità penetrante e forte,
oscura e dannata, intensa e dolcissima. Perché anche la sua voce e
il suo tono a volte simili a un canto erano un verso. E quel verso
era lei, nonostante tutto. Era il suo modo di porsi di fronte al
mondo. Era il suo modo di creare il mondo attraverso le parole.
Un aneddoto chiarificatore. Un giorno Claudia disse ai suoi amici,
con la teatralità d'altri luoghi e d'altri tempi che sempre la
contraddistingueva: "Dite parole, dite parole". Perché queste parole
erano il suo modo di chiedere alla realtà d'esistere. Ma non
attraverso le parole, attenzione, bensì in maniera ben più incarnita
"dentro le parole", "nelle parole" come ha confermato la dottoressa
Mazzone (dottoressa che per un anno ha seguito il disagio di
Claudia). Quasi che la vera realtà fossero proprio le parole.
Ma cos'è oggi la poesia di Claudia Ruggeri? Per
dare una risposta (visto il luogo veramente sintetica e frettolosa,
e perdonerete se spesso semplicistica e incompleta) a questi quesiti
è necessario porre l'attenzione a un paio di punti che appariranno
molto banali, ma che in realtà così banali non sono. Il primo è
legato all'edizione stessa di Inferno minore. Perché questo
libello crea nel lettore una sorta di divario. Un divario tra un
"prima l'edizione" e un "dopo l'edizione" che porta a nuove e più
coscienti interpretazioni rispetto a quanto si poteva prima quando
erano disponibili solo dei frammenti sparsi. La poesia di Claudia
Ruggeri è costruita su tutto un insieme di vincoli sotterranei, di
significati che si celano magistralmente nell'architettura
dell'opera intera. Inferno minore e Pagine del travaso
hanno una notevolissima struttura interna di rimandi e citazioni.
Non si tratta d'una poesia composta da singoli brani isolati, da
testi che hanno vita a sé stante. Molto spesso per capire un verso è
necessario leggere tutto l'Inferno minore e tutte le
Pagine del travaso. Per capire un'immagine bisogna cercare tra
i simboli disseminati in tutta l'opera. Intravederne i punti
cardine. Le assi della barca di Caronte alla quale
Claudia
si appigliava (o si impigliava).
Un esempio tra gli altri. Parlando di Claudia si è soliti citare da
Pagine del travaso il "folle volo" affermando che si tratta
di una sorta di presagio di morte (Claudia si è suicidata gettandosi
dal balcone di casa). In realtà alla luce dell'intera opera ci si
rende conto che questo verso non indica una futura o futuribile
morte bensì si tratta della sottolineatura di un concetto, potremmo
dire portante, dell'intera poetica: il viaggio. Il "folle volo" è il
viaggio di Ulisse nell'inferno dantesco ma solo leggendo
tutto Inferno minore e Pagine del travaso possiamo
arrivare a capire tutta la mole e l'importanza di tale riferimento.
Una lettura che alla luce del singolo testo poteva essere valida
alla luce dell'intera opera non lo è più (a voler essere
integralmente precisi si potrebbe comunque parlare di presagio, in
relazione a questo verso, ma con una parafrasi di benzoniana memoria
si dovrebbe parlare di presagio postumo).
Un secondo punto, una seconda apparente banalità, è il titolo stesso
che viene dato a questo edito: Inferno minore. Si è infatti
soliti affermare che il poemetto Inferno minore sia l'opera
più completa di Claudia. Questa in realtà non è un'affermazione
completamente esatta. Non è nemmeno inesatta, attenzione, solo
imprecisa. Perché Inferno minore è sostanzialmente "l'unica
opera" di Claudia Ruggeri. I versi antecedenti a Inferno minore
sono una preparazione all'impianto grandioso e complesso che è l'Inferno.
Ne leggiamo la storia. Vediamo la rottura di Claudia col mondo che
la circondava e la nascita di una nuova lingua (si veda Corrotto
barocco). Pagine del travaso invece è una sorta di
tentativo di emulare e forse superare Inferno minore. Un
tentativo sostanzialmente fallito di continuare quel viaggio.
Comunque un'opera in funzione d'un Inferno minore che così
rimane di fatto la stella attorno alla quale gravitano i vari
pianeti. Rimane l'unica opera da lei veramente scritta.
Ma cos'è Inferno minore? È un viaggio, come detto, che
vuole ripercorrere le tappe dantesche dell'inferno purgatorio
paradiso. Ma perché questa necessità del viaggio? Da dove parte
Claudia Ruggeri? Da un esilio. La poetessa si
sentiva in esilio nonostante fosse attorniata di gente. La sua
storia e il suo disagio indicano una rottura con un mondo che non la
capiva. Che non la voleva (come non si suole volere le persone di
genio). I versi indicano una rottura comunicativa che cela i
significati di questo esilio e di questo desiderio di "salvezza" e
li condensa. Da questo esilio, che per concetto è un male, nasce
l'esigenza del viaggio come proiezione alla "salvezza". Una
"salvezza" umana ma su una piattaforma tutta letteraria in quanto
l'autrice tenta di supplire con la poesia alle manchevolezze della
realtà.
Qual'è quindi il punto di partenza letterario della poetessa?
Seguendo il percorso dantesco dovrebbe essere l'inferno, ma non è
così. La prima poesia di Claudia in Inferno minore indica
il purgatorio dantesco. E cos'è il purgatorio? È il regno in cui è
ancora presente la corruzione ma nel quale c'è anche la prospettiva
della salvezza, di Dio. Di contro all'inferno che non ha nemmeno la
possibilità della redenzione. Claudia parte da questo purgatorio
perché sebbene sappia che la sua condizione umana è in qualche modo
e metaforicamente corrotta lei comunque desidera la "salvezza". Ne
intravede la possibilità almeno a livello letterario (Dante era
sostanzialmente estraneo all'oltremondo mentre Claudia si identifica
in quel mondo, per questo Dante può partire da un inferno pur avendo
la prospettiva della salvezza mentre Claudia deve necessariamente
partire dal purgatorio avendo la prospettiva, almeno virtuale, della
salvezza).
Alla prima presentazione di Inferno minore Michelangelo
Zizzi ha raccontato un altro episodio/aneddoto qui utile ed
estremamente illuminante a questo proposito. Ha raccontato che un
giorno, in macchina all'inizio di un breve viaggio, Claudia ha
detto: "Andiamo a fare la vita". È questa "vita" utopica, ideale, il
parallelo del Dio dantesco. Claudia desidera questa vita immensa e
viva e questo desiderio la fa partire proprio dal purgatorio. Perché
nell'inferno non sarebbe stato possibile nemmeno il desiderio di
questo punto d'arrivo.
Ma Inferno minore non raggiunge lo scopo e sostanzialmente
la poetessa ne è conscia fin dall'inizio. Una sorta di fatalismo già
si legge nell'epigrafe iniziale dove il bianco viene denominato come
puro ma anche come un oscuro fantasma riprendendo il Moby Dick
di Melville.
Claudia gira attorno a se stessa concludendo che la sua stessa
ricerca, il suo viaggio letterario, il suo desiderio di salvezza,
non è che un carnevale ridicolo. Ed è per questo che il viaggio alla
fine si chiama Inferno. Perché sebbene ci sia il desiderio
del bene finale, della vita, Claudia si arena e non arriva a
possederlo. Rimane ferma in un purgatorio che in virtù della sua
staticità e impossibilità di evoluzione in paradiso diventa inferno.
In Pagine del travaso il viaggio viene ripreso più
fisicamente, più schizofrenicamente e forse ancor più
autobiograficamente di quanto abbia fatto prima. Claudia tenta di
nuovo la via della salvezza finendo con il ripetere circolarmente
versi già scritti. Si sta qui intendendo l'ultimo testo Napoli
l'ebbi strana ed il porto che altro non è che un già scritto
dove siamo testimoni della vera morte di Claudia (cosa confermata
anche dalla dott.ssa Mazzone). Una morte letteraria che fa della
morte fisica quasi una banale conseguenza. Forse superflua.
Claudia Ruggeri è stata una donna complessa,
intelligente, colta all'inverosimile. Capace di possedere e di usare
la cultura fino quasi, e forse nemmeno quasi, a farsene possedere.
Un altro esempio. Un verso afferma: "O la Macchia del logoro, che
cova sul monte / il fondo lo scatto l'inverno del falco". Qui il
"falco" è lecito pensarlo come il "falco" montaliano, il "falco alto
levato". Oltre il significato ci autorizza pensarla così una
citazione qualche pagina dopo tratta da Montale. Ma allo stesso
tempo anche il Moby Dick di Melville ha un falco, un
portatore di nefasti presagi. E anche qui oltre il significato c'è
una citazione che pare confermare tale interpretazione. Ma ce n'è
anche un'altra, possibile. Alla prima presentazione di Inferno
minore il Presidente della provincia di Lecce ha raccontato che
lui stesso ha spiegato a Claudia, in un incontro amicale, cos'è il
"logoro del falco". Dando quindi un terzo significato che si va ad
aggiungere (amalgamare?) agli altri due in un nuovo e più complesso
significato. E questa non è sintesi estrema ma poesia. Poesia vera.
Claudia Ruggeri ha vissuto la sua vita come una
lunga poesia e allo stesso tempo ha vissuto la poesia come un'altra
sua vita. Un'altra possibilità a lei più consona. Dove trovare
quella possibilità che la realtà non le dava. Perché Claudia Ruggeri
era una poetessa d'eccezione che contava amicizie come il Bellezza e
stime come quella di Fortini. Una poetessa che ha messo però la
parola al posto della realtà idealizzando quest'ultima nel bisogno
della vita e soffrendo l'attrito con l'immancabile coscienza (più o
meno latente) di cos'è la realtà e la vita.
Sovrapponendo il mondo letterario a quello concreto e in questo
perdendo definitivamente il fine proposto: la vita stessa. Tanto che
una delle lezioni più fondamentali (anche perché più umane) che la
poetessa ci insegna è proprio questa. Oggi, soprattutto oggi, la
poesia non salva l'uomo. Lo aiuta, ne sfama l'anima e ne lenisce i
dolori. Ma non lo salva. Come non ha salvato lei... |