Claudia Ruggeri

Gianpaolo Furgiuele

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Claudia Ruggeri la parola che sfugge
 

di Gianpaolo Furgiuele

 Gli anni ottanta e novanta sono stati gli ultimi momenti, di una spinta assai creativa, che ha sedotto attraverso la poesia giovani sparsi ovunque. Gabriella Sica scrive nel suo “Sia dato credito all’invisibile”, che una nuova poesia italiana ha cominciato a formarsi agli inizi degli anni ottanta. Una poesia nuova, dunque in forte cesura con molto novecento. Da Salvia in poi il tentativo centripeto di appropriarsi di una nuova forma poetica, fatta di rimandi classici, è divenuto complesso e reale, ma nello stesso tempo consuetudinario e magico. Questa avanguardia dai toni classicisti, ha interessato soprattutto il meridione, con le sue distanze e con le sue passioni, con quel rapporto dualistico io – poeta che affonda le origini in una natura contemplata e logorata, a volte folkloristica, a volte così moderna.

Con la morte di Claudia Ruggeri, a soli ventinove anni, nel non lontano 27 ottobre 1996 si chiude quella parentesi che ha interessato l’esperienza individuale,  così marcatamente divisa più che altro dalle distanze:da Stefano Coppola a Salvatore Toma, al cosentino Angelo Fasano, fino alla Ruggeri con la sua elaborazione lirica del dolore. Un dolore che si conclude drammaticamente con un “folle volo” dalla finestra di casa. Anche questo finale è stato ereditato. Il 1996 è  l’anno di morte di Amelia Rosselli e Dario bellezza. Non c’è verso  nella poesia di Claudia che sfugga al processo di campionamento logico, di gioco quasi, o meglio di orfismo diurno. Claudia segue la tradizione a modo suo.  L’inizio del  cammino parte da Dante, ma la risalita è opera del Campana notturno, con la capacità di catturare tutto ciò di indecifrabile:dai sogni ad un quasi peregrinare dell’inconscio. Si sovrappongono in questo senso capacità visionaria e lirismo, parole “bianche” opposte al buio della mente..  Da qui l’uso di  un linguaggio indefinito che porta alla creazione di  una poesia colorata, misteriosa, ma soprattutto singolare.

"t'avrei lavato i piedi/ oppure mi sarei fatta altissima/ come soffitti scavalcati di cieli/ come voce in voce si sconquassa/ tornando folle ed organando a schiere/ come si leva assalto e candore demente/ alla colonna che porta la corolla e la maledizione/ di Gabriele

La poesia di Claudia, nel ricordare ciò che scrisse Mario Desiati, è piena di arrovellamenti lessicali, di generi ironici e teatrali, quasi fossero assimilati e continuati, rielaborati e fatti propri. Claudia ri-propone la sua lezione del dolore e della vita, con note di ironia che si muovono come su un pentagramma. L’inferno Minore è la raccolta che tutto muove. E’ il centro di questa poetica erudita, che pare cibarsi di  sogno e  veglia, di vertigini mosse tra dialetto e costruzioni classicheggianti..

“prestami la parola che si addica: aulika; che sia forte o poeta che ti copio come capita ora che il mio racconto è andato a male / come credo che succeda a un certo punto che sfugga la pagina / esatta il rigo la parola giusta da riscrivere a macchina / una buona volta con due dita e spaginare

così a caso / dannun- / zio tragico per rubargli il rigo esatto la parola così / per massacrarla con due dita una buona volta IMPARARE”

Il mistero della versificazione di Claudia è rinchiuso nella costruzione del senso, nell’abbattimento delle barriere dualistiche, nel ricongiungimento tra un io profondo e il suo riconoscimento attanziale. Ma la sua è una poesia “dell’oltre”, giustamente “ingioiellata”, fatta di parole che sfuggono. Claudia aveva riconosciuto in Fortini l’interlocutore per eccellenza, il punto di riferimento che però le era lontano soprattutto per lo stile, ma del suo fare poesia Forti ni aveva avvertito”Ma proprio di questo lei ha bisogno: di rovesciare quanti modelli porta in se e fare piazza pulita. Io, per fortuna sua, modello non posso e né voglio essere…” Rimane difficile una prosecuzione oggi, della sua poesia, così personale, troppo e giustamente misteriosa, lontana da ogni possibile categorizzazione.La terra di Claudia è anche la terra di Bodini, di Carmelo Bene da cui ha ereditato quel misticismo irreligioso, presente in certe dosi nel suo Inferno Minore. La cosa più interessante della sua poesia, è la costruzione del verso, dei rimaneggiamenti che prende in prestito, divenendo Créateur.

In un’epoca in cui la comunicazione gioca la propria partita sulla convergenza e sulla rimediazione, appare ben inserita l’importanza delle riviste underground, dei siti internet e dei blog, che si sono attentamente sostituiti alla critica ufficiale. Grazie soprattutto  alla funzione dei new media, ma ancora di più al merito di un gruppo di giovani poeti che il ricordo di Claudia Ruggeri si è mantenuto vivo. Ed è già un riconoscimento che la sua poesia abbia in così poco tempo una larga schiera di ammiratori

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