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Cazzo, ci sono anime a rischio, nascono così, come dai bicchieri con
delle filature, un piccolo tocco e bah! tutto in frantumi.
E' vero, Antonio...si, Verri, Verri, attizzava orgoglio rabbioso nei
cuori ma... quando, quella notte, ti ricordi? Ti ricordi? Quando ti
dissi che ti volevo bene. E' vero, le mie mani si stringevano
attorno al tuo collo, ma, la mia, era una richiesta d'aiuto. "Ti
voglio bene" e dimmi, dimmi che anche tu me ne vuoi. In ginocchio
sui gradini di San Matteo, a sputar l'anima. I passanti non
pensarono a un atto di devozione, credettero la mia, una malattia
sociale. Ma sai, non era neanche quello.
VOI PARLATE CON ME, MA NON DITE TUTTO CIO' CHE PENSATE PERCHE' DI ME
VOI DIFFIDATE. tu metti la tua coscienza su un piano diverso, perché
per te, la tua coscienza non vale il Salento.
Quella sera nella mia anima, fiammeggiavano i roghi di un inferno
minore, sul cielo nelle cave di cursi, ED IO DESIDERAVO, MA NO, ERA
MOLTO PIU' DI QUESTO, NON SO COS'ERA,CHE IL SANGUE MI TUONASSE NELLE
VENE SINO A COLORARMI IL VOLTO, AMORE VOLEVO, DA CHIUNQUE,
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il mio invito era rivolto a chiunque
avesse avuto voglia di raccoglierlo, dico proprio chiunque, persino
un Donato Bilancia sarebbe riuscito a portarmi a letto con un solo
sorriso. Fosti tu a raccogliere il mio invito, tra un bicchiere di
sangria e una pizzicata ti rivelasti essere il mio carnefice, il
sangue vivo che da lì a poco, a fiumi sarebbe scivolato via come la
vita. Mi hai indicato la via, ti ricordi, ricordi la mia risposta al
mio: "Ti voglio bene?". Ricordala per me, questa sera.
"Non è vero" urlasti, e quanto disprezzo nella tua voce, "SI AMANO
SOLO I MORTI" tuonasti.
Quando la sera mi riaccompagnarono a casa, non mi detti il tempo di
riflettere su quanto ti sbagliassi, mi avvicinai alla finestra e
guardai la luna, era gravida come il culo delle tue betisse e
tagliava con i suoi fendenti, le nubi che si addensavano lente sulla
mia anima.
Ricordai la tua frase SI AMANO SOLO I MORTI, credetti che fosse
tutto chiaro, finalmente chiaro.Non ebbi bisogno di trovare alcun
coraggio, aprii la finestra, |
mi issai sul davanzale, aspettai che
la notte mi asciugasse il sudore dei nervi distesi oltre lo spasimo,
poi sporgendomi in avanti sorrisi come una bambina e mi buttai giù
verso il vuoto, felice di trovare al suolo il bene.
Ho lasciato che il tuo nulla gareggiasse con la mia paura e ho
perso!La mia lapide ora occupa il cielo che può occupare una lapide!
So che con i tuoi amici stai preparando un intero numero del vostro
giornale su di me. Ricordati di quella tua risposta, ricordatene
quando si celebrano messe alla mia memoria, ricordatene a Natale, a
Pasqua e in primavera. E se puoi, sul tuo giornale, dai anche la mia
versione, potrebbe servire a non far sentire qualcuno come una dose
tagliata male.
Oggi che sono figlia naturale della rabbia ti dico che bisogna
assolutamente legittimare le inquietudini, le paure, il panico, per
l' imperituro diritto di essere considerati unici, irripetibili come
individui, non come poeti, quindi inossidabili alla polvere del
tempo soprattutto da vivi per non essere amati da morti solo perchè
morti.
Non più vostra
C.
Rosanna Gesualdo
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