Claudia Ruggeri

SPulp pagine interne

 

 

 

Cazzo, ci sono anime a rischio, nascono così, come dai bicchieri con delle filature, un piccolo tocco e bah! tutto in frantumi.
E' vero, Antonio...si, Verri, Verri, attizzava orgoglio rabbioso nei cuori ma... quando, quella notte, ti ricordi? Ti ricordi? Quando ti dissi che ti volevo bene. E' vero, le mie mani si stringevano attorno al tuo collo, ma, la mia, era una richiesta d'aiuto. "Ti voglio bene" e dimmi, dimmi che anche tu me ne vuoi. In ginocchio sui gradini di San Matteo, a sputar l'anima. I passanti non pensarono a un atto di devozione, credettero la mia, una malattia sociale. Ma sai, non era neanche quello.
VOI PARLATE CON ME, MA NON DITE TUTTO CIO' CHE PENSATE PERCHE' DI ME VOI DIFFIDATE. tu metti la tua coscienza su un piano diverso, perché per te, la tua coscienza non vale il Salento.
Quella sera nella mia anima, fiammeggiavano i roghi di un inferno minore, sul cielo nelle cave di cursi, ED IO DESIDERAVO, MA NO, ERA MOLTO PIU' DI QUESTO, NON SO COS'ERA,CHE IL SANGUE MI TUONASSE NELLE VENE SINO A COLORARMI IL VOLTO, AMORE VOLEVO, DA CHIUNQUE,

 

   il mio invito era rivolto a chiunque avesse avuto voglia di raccoglierlo, dico proprio chiunque, persino un Donato Bilancia sarebbe riuscito a portarmi a letto con un solo sorriso. Fosti tu a raccogliere il mio invito, tra un bicchiere di sangria e una pizzicata ti rivelasti essere il mio carnefice, il sangue vivo che da lì a poco, a fiumi sarebbe scivolato via come la vita. Mi hai indicato la via, ti ricordi, ricordi la mia risposta al mio: "Ti voglio bene?". Ricordala per me, questa sera.
"Non è vero" urlasti, e quanto disprezzo nella tua voce, "SI AMANO SOLO I MORTI" tuonasti.
Quando la sera mi riaccompagnarono a casa, non mi detti il tempo di riflettere su quanto ti sbagliassi, mi avvicinai alla finestra e guardai la luna, era gravida come il culo delle tue betisse e tagliava con i suoi fendenti, le nubi che si addensavano lente sulla mia anima.
Ricordai la tua frase SI AMANO SOLO I MORTI, credetti che fosse tutto chiaro, finalmente chiaro.Non ebbi bisogno di trovare alcun coraggio, aprii la finestra,

   mi issai sul davanzale, aspettai che la notte mi asciugasse il sudore dei nervi distesi oltre lo spasimo, poi sporgendomi in avanti sorrisi come una bambina e mi buttai giù verso il vuoto, felice di trovare al suolo il bene.
Ho lasciato che il tuo nulla gareggiasse con la mia paura e ho perso!La mia lapide ora occupa il cielo che può occupare una lapide!
So che con i tuoi amici stai preparando un intero numero del vostro giornale su di me. Ricordati di quella tua risposta, ricordatene quando si celebrano messe alla mia memoria, ricordatene a Natale, a Pasqua e in primavera. E se puoi, sul tuo giornale, dai anche la mia versione, potrebbe servire a non far sentire qualcuno come una dose tagliata male.
Oggi che sono figlia naturale della rabbia ti dico che bisogna assolutamente legittimare le inquietudini, le paure, il panico, per l' imperituro diritto di essere considerati unici, irripetibili come individui, non come poeti, quindi inossidabili alla polvere del tempo soprattutto da vivi per non essere amati da morti solo perchè morti.

         Non più vostra
         C.

             Rosanna Gesualdo         

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